Trekking al Santuario dell'Avvocata dalla Badia di Cava
📊 Scheda Tecnica
- 📍 Partenza: Badia di Cava de' Tirreni (370 m)
- 🏁 Arrivo: Santuario dell’Avvocata
- 🧗 Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
- 📈 Dislivello: + 650 m / - 650 m
- 📏 Sviluppo: 12 km circa (Andata e Ritorno)
- ⏱️ Tempo: 7 ore circa (inclusa sosta al Santuario)
- 🗓️ Periodo: Tutto l'anno
- 🌊 Varianti: Possibilità di discesa su Maiori
Ho percorso questo sentiero in diverse fasi della mia vita, e ogni volta l'esperienza mi ha regalato qualcosa di nuovo. È un cammino che cambia insieme a te: affrontarlo in età diverse significa scoprirne sfumature differenti, dove la fatica fisica della gioventù lascia il posto a una maturità e una consapevolezza diverse, trasformando ogni passo in un momento di riflessione più profonda.
L'itinerario che parte dalla Badia Benedettina di Cava de' Tirreni (380 m s.l.m.) attraversa Dragonea di Vietri fino al Santuario. È un percorso tanto apprezzato in passato dal nobile inglese Henry Swinburne nel '700, che amava fare walking nei boschi della Costiera Amalfitana durante i suoi soggiorni italiani.
Per gli amanti del trekking e dell'outdoor è bene sapere che questo percorso attraversa boschi e castagneti: la prima tappa è a quota 566 m, raggiunta Capo d'Acqua presso la Cappella Vecchia di Dragonea. Sul sentiero segnato si prosegue camminando, perdendo leggermente quota, fino a raggiungere il bivio per Cetara, per poi risalire verso la sorgente di Acquafredda (875 m).
Durante il cammino, i panorami della "Divina" sono notevoli, spaziando dalle coste ai monti, tra boschi di leccio, carpini, aceri, castagneti e pascoli della macchia mediterranea. L'itinerario conduce, oltre un costone roccioso verso occidente, alla località Serra terminale, dalla quale si sale in cima al Monte dell'Avvocata (1014 m) per raggiungere finalmente il Santuario e concedersi il meritato riposo.
Il Racconto dell'Escursione
L'inizio del viaggio: La Badia di Cava de' Tirreni
Prima di allacciare gli scarponi, è d’obbligo una visita all'Abbazia Benedettina della SS. Trinità. Non è solo un luogo di fede, ma è stato uno dei centri di potere più influenti del Mezzogiorno medievale. Pensate che nel Medioevo l'Abbazia era così ricca e potente da possedere una propria flotta mercantile che solcava i mari dal vicino porto di Vietri.
Il cammino ha inizio: Oltre il ponticello
Il passaggio dal mondo "civile" a quello della natura e dello spirito è segnato da un elemento architettonico semplice ma simbolico: il ponticello. Attraversarlo significa lasciare alle spalle la quotidianità per immergersi nel silenzio dei boschi che Henry Swinburne amava tanto percorrere.
Verso la macchia mediterranea
Il sentiero prosegue dolcemente attraverso castagneti selvatici. Inizialmente il cammino è molto facile, ma bisogna prestare attenzione al fondo: il terreno è di natura argillosa e può diventare particolarmente scivoloso, soprattutto dopo le piogge.
Dopo circa 45 minuti di cammino, il paesaggio inizia a cambiare: il castagneto lascia gradualmente il posto a una vegetazione più fitta e bassa, tipica della macchia mediterranea.
Se percorrete questi sentieri tra ottobre e novembre, non è raro incontrare persone del posto impegnate nella raccolta dei frutti del bosco. È il periodo d'oro per i funghi (porcini e chiodini) e per le numerose castagne selvatiche che ricoprono il suolo.
Dopo circa un'ora di cammino si raggiunge la località Capo d’Acqua, un punto di sosta fondamentale dove una sorgente di acqua fresca ristora i viandanti prima dell'ultimo sforzo verso il crinale
Verso le vette: Da Capo d'Acqua a Cappella Vecchia
Superati gli ultimi tornanti, lo scenario cambia drasticamente: la vegetazione si apre e regala un primo, magnifico panorama sul Golfo di Salerno e sulle pittoresche frazioni alte di Vietri sul Mare, come Albori, Dragonea e Raito, che sembrano sospese tra i monti e il mare.
Proseguendo lungo un sentiero suggestivo che costeggia la parete rocciosa, si giunge a Cappella Vecchia. Questa minuscola cappella rappresenta una testimonianza storica preziosa: risalente al X-XI secolo, segna l'origine della profonda cultura religiosa che caratterizza questi monti da oltre un millennio. Ci troviamo qui al cospetto della maestosa mole calcarea del Monte Falerzio, che domina il paesaggio circostante.
Giunti a Cappella Vecchia, ci si trova di fronte a una struttura essenziale, di cui oggi resta esclusivamente la parte esterna. Nonostante il passare dei secoli, questo luogo non ha perso la sua funzione originaria di rifugio spirituale: ancora oggi, infatti, c'è chi sceglie queste mura e questo isolamento come riparo per una vita in eremitaggio.
Osservando la bellezza senza paragoni dei panorami che si godono da quassù e respirando la spiritualità che trasuda da ogni roccia, non è difficile comprenderne il motivo. Durante la mia ultima escursione, ho avuto l'occasione di incontrare un ragazzo del Nord che aveva deciso di stabilirsi proprio qui, lontano dalla civiltà.
È stata una di quelle occasioni rare che solo il cammino sa offrire:abbiamo diviso il pranzo, scambiando opinioni ed esperienze nel silenzio della montagna. Lo capisco profondamente e, in un certo senso, provo una punta di invidia per la sua libertà; eppure, pur amando visceralmente questi luoghi, riconosco che non sarei capace di compiere una scelta così estrema. Ma è proprio questo il potere dell'Avvocata: farti sentire, anche solo per poche ore, parte di quel mondo sospeso.
La Cresta della Fede: Dalla Via Crucis al Santuario
A questo punto, il cammino dei pellegrini segue il suo corso naturale lungo la cresta che piega verso destra. Il sentiero si fa quasi interamente scoperto, offrendo una vista costante sul mare, ed è scandito dalle stazioni della Via Crucis, che accompagnano il viandante in questo tratto finale di ascesa spirituale.
Per oltre un chilometro si procede in costa, con dislivelli minimi che permettono di godere appieno del panorama. Sotto di noi si apre il Vallone Grande, al cui sbocco sulla costa si distingue chiaramente il borgo marinaro di Cetara. Da qui, il sentiero riprende a salire leggermente verso le Vene di San Pietro.
Raggiunta la prima sella, lo sguardo cambia prospettiva: per la prima volta si ammira l'entroterra con la Valle di Tramonti e, stagliata sullo sfondo, l'inconfondibile sagoma di Ravello. In questo punto i segnavia bianco-rossi del CAI terminano; la direzione da seguire è dritta in costa, tenendosi a sinistra del colle, superando un'ultima sella prima della discesa finale che conduce finalmente al Santuario dell'Avvocata.
Lo sguardo sull'infinito: Le mie impressioni
Dopo ore di cammino, finalmente il sentiero si apre e il Santuario appare come un nido d'aquila sulla roccia. Ma è voltandosi verso il mare che si riceve il vero premio: la vista sulla Costiera Amalfitana e sull'intero Golfo di Salerno è semplicemente impagabile.
Ci si perde letteralmente in quell'azzurro che fonde cielo e acqua. È un momento di silenzio assoluto, dove la fatica delle gambe sparisce d'incanto. Solo dopo essere arrivati fisicamente in questo luogo, dopo aver sudato su quei sentieri e aver visto la costa diventare una sottile linea dorata sotto di noi, si capisce davvero perché abbiano scelto di costruire un Santuario proprio qui. Non è solo una questione di isolamento; è che quassù l'infinito sembra a portata di mano. È un luogo che ti costringe a fermarti, a respirare e a sentirti, per un attimo, parte di qualcosa di immensamente più grande.
Il Santuario dell'Avvocata: Tra Fede e Storia
L'arrivo al Santuario è un momento di grande impatto. Le sue origini risalgono al 1485, quando un giovane pastore di Maiori, Gabriele Cinnamo, seguendo le sue capre scoprì una grotta tra i boschi del monte Falerzio. La leggenda narra che la Vergine gli apparve in sogno chiedendogli di edificare un altare in quel luogo; Gabriele lasciò tutto, si fece eremita e iniziò a raccogliere offerte per la prima cappella nella roccia.
Dallo splendore alla soppressione
Nel 1503, con il consenso di Papa Leone X, venne eretta la chiesa sulla roccia sovrastante e il campanile. Per secoli, la devozione alla Madonna Avvocata crebbe tra i pescatori e i contadini della costa, fino alla brusca interruzione del 1807: le leggi napoleoniche emanate da Giuseppe Bonaparte portarono alla soppressione degli ordini religiosi. I monaci furono cacciati, la struttura divenne un presidio militare e, tra incuria e incendi, il Santuario andò quasi distrutto.
La Rinascita e il Legame con la Badia
Dobbiamo la bellezza attuale del luogo alla tenacia dei cittadini di Maiori e dei fedeli della Badia di Cava, che a fine Ottocento restaurarono la grotta e ricostruirono la chiesa. Ancora oggi, il Santuario è custodito dai Benedettini della Badia.
Ritorno
Non bisogna fare altro che seguire lo stesso sentiero al contrario. Ora è in discesa.
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