Percorso Monte Cerreto C’è un momento preciso, durante la salita al Monte Cerreto, in cui ti senti quasi mancare l’equilibrio. Non per la pendenza (che pure si fa sentire!), ma perché ti basta ruotare la testa di 180 gradi per cambiare mondo.

    Da una parte hai il Vesuvio, gigante che domina la piana di Sarno e i paesi vesuviani, con Ischia che spunta all’orizzonte come un miraggio. Ti giri dall’altra e sei catapultato nel verde profondo dei Monti Lattari, con i borghi di Tramonti (comune diffuso della Costiera amalfitana) che sembrano un presepe sparso tra le valli. Ieri, 29 marzo, ero proprio lì, sospeso tra i due grandi golfi della Campania.

    La fatica ripagata (anche dalla neve!)

    Siamo partiti dal Valico di Chiunzi. Il primo tratto scorre bene, ti illude quasi che sarà una passeggiata panoramica. Poi, superato il Monte Cravalcito, la montagna inizia a chiederti il conto. La salita verso la cima diventa "cattiva", impervia, di quelle che ti costringono a guardare dove metti i piedi a ogni passo.

    In cima, la sorpresa. Nonostante fossimo a fine marzo, nele zone all'ombra c’era ancora la neve. Arrivare alla croce di vetta e trovare il piccolo rifugio è stato un sollievo. E vi dico una cosa: avere un camino a disposizione a 1300 metri fa la differenza. Abbiamo incontrato altri escursionisti che avevano acceso il fuoco, ci siamo riscaldati scambiando esperienze ed impressioni, cambiati gli abiti bagnati dal sudore e abbiamopoi mangiato all'aperto guardando i due golfi, quello di Napoli e quello di Salerno, stesi ai nostri piedi come tappeti blu. È una sensazione di dominio assoluto sulla geografia della nostra regione.

    La salita

     

     

    La cima

     

     

    La discesa

     

     

    Il mio consiglio sincero: da dove salire?

    Qui voglio essere onesto con chi legge e non è un "capriolo" di montagna.
    Il percorso che ho fatto io dal Valico di Chiunzi è spettacolare ma tecnico. Se non siete abituati a muovervi su sentieri stretti, ripidi e un po' "sporchi", lasciate stare quel versante.

    Volete godervi la cima senza lo stress della tecnica? Partite da Sambuco di Ravello(località monte Brusara). È la strada che abbiamo usato noi per scendere.

    È faticosa? Sì, i 700 metri di dislivello ci sono tutti e si sentono nelle gambe.

    È pericolosa? Non particolarmente, si tratta di un sentiero molto più semplice e in gran parte largo e tranquillo.

    Se avete fiato e gambe ma non siete esperti di arrampicata su roccette, salite e scendete da Sambuco. La fatica sarà la stessa, ma la testa sarà molto più leggera. E il premio finale, la vista ravvicinata su Ravello e Scala che compaiono all'improvviso durante la discesa, è qualcosa che vi resterà nel cuore.

    In breve, la mia esperienza:

    La chicca: Il panorama unico tra il Vesuvio e la Costiera Amalfitana; la vista selvaggia dei Monti Lattari è da sola un motivo sufficiente per la salita.

    Il momento top: L'arrivo in cima, la croce di vetta e le foto panoramiche.

    La difficoltà: Percorso spettacolare ma tecnico. Se non sei esperto, evita assolutamente la cresta dal Valico di Chiunzi e punta sul sentiero da Sambuco di Ravello.

    La durata: Ho impiegato circa 6 ore di cammino effettivo. Non ho spinto molto, anzi, mi sono fermato spesso a scattare foto e a godermi la magia del paesaggio. Un atleta allenato o chi corre in montagna potrebbe metterci meno tempo, ma correre qui significa perdersi la vera essenza di questi luoghi.

    Nota sulle calzature:

    La montagna esige rispetto, a partire dai piedi.
    Dal Valico di Chiunzi: gli scarponcini da trekking sono necessari (obbligatori per la propria sicurezza).
    Da Sambuco di Ravello: sono fortemente consigliati; si potrebbero usare anche delle buone scarpe da ginnastica (non è il massimo, ma il sentiero lo permette).

    Cosa evitare assolutamente: dimenticate le scarpe o gli scarponcini "da città", quelli più da parata che da vera attività in montagna. Evitate come la peste le infradito o le scarpe da mare: avventurarsi così significa farsi del male.